| I Trotos | | Stampa | |
| Mercoledì 27 Giugno 2007 14:00 | |||
![]() I TrotosI Trotos mostra con una chiarezza incredibile cosa hanno inteso all’inizio per cinema quelli della NMP: divertirsi insieme attraverso la fantasia e l’ironia. La storia di questi fantomatici Trotos, esseri la cui caratteristica identificativa principale è il NON amore per il lavoro e che torturano nei loro raduni del 1° maggio i malcapitati operai finiti sotto le loro grinfie, è un susseguirsi di battute e mascheramenti surreali, con una carrellata di personaggi strambi come il Peter Pan mezzo cieco o il prete che ascolta col radione in spalla “Vagabondo” di Nicola di Bari. E il colpo di scena finale che cambia il destino dei due protagonisti lo si deve niente di meno che al mitico tesserino dell’ufficio di collocamento. Oggetto ormai scomparso ma ai tempi una specie di tessera intera rete per tutti i giovani che si trovavano in attesa alla fermata del lavoro. Parliamo di venti anni fa, gli anni ottanta da bere erano quasi finiti e con loro finivano man mano anche le speranze di trovare un lavoro decente e di migliorare questo paese. A seguire, dopo la breve ed inutile parentesi di Tangentopoli, si sarebbe addirittura piombati in qualcosa di ancor peggio, allora difficilmente immaginabile: l’era politico-televisiva di Berlusconi. I due protagonisti, l’uno incerto se ricercare lo scoop o andare allo spettacolo porno di Cicciolina, l’altro sempre concentrato sulla possibilità di alzare dei soldi da quello strano documento ritrovato durante il lavoro ed opportunamente rubato (in piena linea con quello che facevano tutti negli anni ’80), sono simpatiche e un po’ meschine figurette dell’epoca che si muovono senza farsi grandi domande ma contando solo su quella esile e al contempo solida astuzia popolare che alla fine li farà tornare vivi a casa e al proprio lavoro. Ma che li consegnerà, probabilmente a ragione, al peggio che verrà. Da non perdere.
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