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Lunedì 30 Luglio 2007 20:57

POETICA E POLITICA NEL CINEMA DELLA NEW MARANA PRODUCTION

"Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior" cantava De Andrè, e a noi sembra proprio che la stessa alchimia stiano cercando di riproporre da vent'anni i protagonisti di questa straordinaria e misconosciuta avventura cinematografica "periferica", il quartetto romano della NEW MARANA FILM PRODUCTION (NMP).

Nato dalle ceneri del gruppo musicale "I Marana", che a sua volta era sorto dopo lo scioglimento del primo complesso dei "Roma Periferica" di cui facevano parte solo due dei 4 attuali componenti (Alberto Al Gal Agostinoni e Marcello Nespy Savio), la NMP ha già nel nome il codice genetico del loro progetto: distillare piccole e divertenti allegorie di vita quotidiana partendo dal basso della società (la Marana - che si insinua sotto i quartieri cittadini e striscia come un serpente tra i campi lasciando odori nauseabondi e tracciando una sorta di autostrada per i topi metropolitani - da lontano potrebbe anche sembrare un placido fiume).

E lontano, molto lontano, viaggia la NMP sulle ali della fantasia, restando pervicacemente ancorata alla piccola realtà ed alla sua originaria autarchia: il tutto nasce, è fatto e prodotto da amici per gli amici, e solo da loro può esser visto. Non è una regola, non è un obbligo, avviene da sempre semplicemente questo. Aldo Aldototar Tota, già presente nei Marana musicali, spinge all'inizio degli anni '90 verso un utilizzo più "tecnico" e cerca di aprire la poetica maranesca verso l'esterno, ma anch'egli senza gran convinzione e senza trovare un vero interesse nel cuore poetico della NMP di Al Gal e Marcel Nespy.

L'arrivo nel gruppo di Marco Faina De Simoni, con le sue capacità tecniche ed una creatività fortemente rivolta al mezzo tecnologico rimette al centro la barra sbilanciata fino ad allora verso la realizzazione di opere in cui alle buone idee non corrispondeva un altrettanto buon lavoro esecutivo.

Ed è con "Wagon Story, una storia vaga (1992)" che la NMP si stacca per la prima volta dal microcosmo amicale aprendosi al mondo. Inviato da Aldototar nel 1994 al concorso del Cinema Indipendente italiano di Bellaria, il mediometraggio viene selezionato per la finale come unico VHS tra film in pellicola da 16 e 32mm con ben altri costi di produzione. Ma è una piccola parentesi che subito dopo si chiude per non riaprirsi più fino al 2007, quando, con la costruzione del sito web, la NMP decide finalmente di uscire dal quartiere romano per entrare nell'universo virtuale della rete.

Il cinema della NMP è politico nel senso più ampio del termine. E' politico senza la politica: le piccole e spesso misere figure che si agitano nei loro film sono sempre "estraniate" in senso brechtiano, dove la Entfremdung viene intesa come un efficace strumento per svelare ciò che il quotidiano ci mette di fronte continuamente ma che resta altresì nascosto dalla coltre di nebbia prodotta dalla cruda e grigia realtà rituale dell'uomo-massa metropolitano.

Lo straniamento nei loro film è provocato dallo sberleffo, l'ironia, l'iperbole fantastica o attraverso il mascheramento eccessivo, che induce lo spettatore a sconfinare in un terreno surreale delimitato - per così dire - a oriente dal reale ed a occidente dalla fantasia, mostrandoci finalmente un paesaggio nuovo benché a noi arcinoto, descrivendo col sorriso - spesso amaro - il tramonto di una società senza più scampo né valori.

La semplicità dei dialoghi e delle situazioni rappresentate è inversamente proporzionale alla complessità del messaggio in essi contenuto. Il tautologico "mercatino di Telemarket " ad esempio, in cui la presentatrice Teresa vende oggetti insulsi in compagnia del valletto gay Bruno - corto degli anni '80 girato in Super8 - anticipa gli orrori televisivi in cui tutto è, appunto, mercato, compreso l'essere umano che infatti verrà offerto in un altro divertente corto dello stesso periodo, "Tipi da spiaggia ".

La realtà quotidiana viene intesa come un palcoscenico in cui recitare vari ruoli e dove la propria coscienza scompare, repressa dalla "finzione" del quotidiano.E' il caso di "Segnalatore d'incendio" (1989-91) - che resta finora il progetto più ambizioso elaborato dalla NMP, non soltanto per la sua durata (70 minuti) e per le difficoltà di ripresa, con telecamera Super8 e senza alcun supporto finanziario, ma anche per la durezza della critica seppur sempre veicolata dall'ironia divertente e dalle situazioni comiche - in cui i protagonisti sono spinti verso una 'vita teatrale' nella quale confondersi, perdersi totalmente e soprattutto consapevolmente.

Chi non si adegua è costretto ad andare alla deriva, ed è il caso di "Gino, Gino chi?", altro mediometraggio di quegli anni, in cui i protagonisti appaiono anime domenicali in pena, smarrite per le vie della città, vaganti - come in una delle scene più ispirate del film - a bordo di un triste pedalò nelle acque ferme e stagnanti del laghetto del Luna Park romano, in un lento ed inutile scorrere del tempo e della loro vita .

Ma nel loro cinema c'è rappresentazione, non identificazione, c'è critica e non smarrimento, elaborazione senza rassegnazione. La NMP lotta senza darlo a vedere per una società migliore, e lo fa con quello che gli è proprio: la capacità di far ridere raccontando i tic e le piccole meschinità sociali.

Lo fa giocando, facendo proprio l'insegnamento di Giorgio Gaber che suggeriva di "vivere sempre come se si fosse bambini".

Per i Newmarani questo è probabilmente l'unico modo di diventare compiutamente adulti.

Giampiero Nespoli